13/14 gennaio
Martedì 13 gennaio
Buongiorno cari! Come state? Immagino ripreso tutti alla grande.
Io bene, e anch’io ho ricominciato alla grande. Infatti sono molto contenta perché ho lavorato tanto e bene (sì, mi pare bene!) perché ho pubblicato (per la serie “diamo a Cesare…” le pubblicazioni con foto sono a cura di Davide, il mio web Master) il “reportage” su Reggio Calabria (sezione del blog “I miei viaggi”), sono aggiornata con tutti gli argomenti che ho trattato fino ad ora in UTE (alla sezione “Le mie lezioni – Storia dell’arte”), sono pronta per pubblicare la lezione dal titolo “DIU: lettera morta?” che terrò giovedì prossimo, 22 gennaio, e che pubblicherò entro la fine di questa settimana, ovviamente nella sottosezione “DIU” de Le mie lezioni; insomma sono pari, ho recuperato le “defaillance” temporali (e assolutamente momentanee) dell’ultimo periodo del 2025.
Come sapete anche i più indomiti hanno a volte qualche tentennamento.
Un pensiero però non l’ho ancora del tutto accantonato, cioè quello di non scrivere più nulla nella sezione “Il mio blog”. Sapete perché? Nel rileggermi ho realizzato che posso sembrare polemica, tanto polemica; d’altronde se devo esprimere il mio pensiero non posso non dire quel che penso, specialmente sugli argomenti che mi toccano di più, vuoi per interesse diretto, vuoi per manifestare le mie idee (che poi sarebbe quello che avevo promesso scrivendo la presentazione del blog e che, oltretutto, sarebbe un po’ anche lo scopo della sezione “Il mio blog” del sito). L’idea di partenza era proprio quella di smuovere le acque, di coinvolgere, di “scatenare” qualche reazione specialmente nei lettori più grandi (di età, intendo dire) che per tante ragioni potrebbero essere sopraffatti dal “ma chi se ne frega”. Perciò no, pensando alle motivazioni iniziali poco sopra esposte, continuerò a scrivere quello che penso (anche a costo di sembrare polemica!) e a raccontarvi i fatti miei, sempre sperando che il tutto possa interessare; ricordate che c’è una mail legata al sito, è indicata nella sezione “Lavoriamo insieme” in fondo a ogni sezione. Sapete? Mi piacerebbe leggere le vostre opinioni su di me e su quel che scrivo; vi esorto a farlo. Uno dei motivi per cui mi è tornata la voglia di portare avanti il sito è stato proprio constatare che mi seguite; qualcuno mi ha detto: ”ho visto che non hai più scritto” oppure “come mai non hai più fatto reportage?”, insomma cose così, e da ciò ho capito che non potevo e non dovevo “mollare”. Dunque usatela la mail del sito, oppure anche su FB o Instagram, fatemi sapere…..
Parlando di me. Oggi tornano le turiste caraibiche. Chiara e Rita sono in volo per l’Italia. Sono contenta, molto, ma mi dispiace che abbiano dovuto lasciare a Cat la cagnolina Cookie. Se ne occuperà mio genero Julian che, come sapete, vive là. Portarla in Italia – anche ammesso di volerlo fare e mia figlia, con quel che l’aspetta nei mesi futuri, non vuole, almeno non ora – sarebbe costato un patrimonio e tanti adempimenti burocratici e controlli sanitari. Comunque non è sola, anzi forse là avrà una vita più giusta per lei: ampi spazi all’aria aperta, clima mite/caldo tutto l’anno, trattamento meno umanizzato che qui da noi….Insomma speriamo bene.
Come spesso accade mi sono interrotta e siamo arrivati a mercoledì, 14/01.
Sono appena tornata da Como dove ho pranzato con la mia amica Rosanna (quanto ci piace chiacchierare!) e poi siamo andate al Cineforum all’Astra. “La Famiglia Leroy”, titolo originale “Nous, le Leroy”; un film francese che tratta il problema della crisi coniugale dei genitori con tentativo, goffo quanto inefficace, del padre di provare a convincere la moglie a non andarsene; e nel racconto di ciò si evidenziano tutte le problematiche che attanagliano i membri della famiglia: mancanza di dialogo, mancanza di manifestazioni d’affetto, non ascolto dell’altro, sottovalutazione della fatica quotidiana del vivere ognuno nella propria individualità, ecc…ecc… Avete capito. Alla fine, pur restando immutata la decisione della madre di andarsene da casa, però come scelta motivata, capita e condivisa, tutto si placa e, paradossalmente, proprio quando la famiglia si scompone, i sentimenti si rafforzano e gli animi si rasserenano.
Inutile ostinarsi: riflessione autobiografica. Quando le cose si sedimentano, non soddisfano più e ci si dibatte in un groviglio di ostilità e rancori, anche se molto civilmente messi a tacere, meglio prendere altre strade che in un primo momento possono rappresentare una scelta difficile e dolorosa, ma poi rendono le persone migliori, si riesce a vedere l’altro sotto un’altra luce, si capisce che il volersi bene – anche se ha mutato forma – vale ancora, anzi di più e di conseguenza anche le dinamiche famigliari ne beneficiano e i rapporti all’interno della famiglia – perché, sia chiaro! quando ci sono figli si è comunque famiglia – migliorano.
A me è andata così, è andata bene.
