27 febbraio
Venerdì 27 febbraio
Eccomi qua, scrivo da Roma. Sono arrivata domenica scorsa e lunedì prossimo tornerò a casa. Tutto come al solito durante le trasferte romane: stanca e poi ancora stanca. Ma questa volta ho fatto quello che mi ero ripromessa (ricordate?), cioè un pochino anche la turista e così ieri sono andata a vedere una mostra.
“Bernini e i Barberini”. Location: Palazzo Barberini. Uno dei più belli e storici di Roma considerato un capolavoro dell’arte barocca, appartenuto alla nobiliare famiglia dei Barberini appunto, che diede i natali – tra gli altri – al Cardinale Maffeo divenuto papa nel 1623 con il nome di Urbano VIII, fatto che permise alla famiglia di accrescere patrimonio e lustro, ottenendo tra gli altri il titolo di “Principe di Palestrina”. Furono mecenati, protessero e valorizzarono artisti del calibro di Gian Lorenzo Bernini; da qui il patrimonio di opere esposte nella mostra che ho visitato ieri. Non sono riuscita a visitare il Palazzo perché, non sapendo che la mostra è ospitata nell’ala destra con ingresso dal portico e non nel corpo centrale, non ho acquistato il biglietto e c’era una coda troppo lunga per la biglietteria del palazzo; peccato, ma ci sarà un’altra occasione. Attraverso oltre 70 capolavori questa mostra racconta l’ascesa dell’artista che, al servizio del Pontefice Urbano VIII Barberini, trasformò Roma nel teatro del Barocco. Altra cosa che ho scoperto è che in Palazzo Barberini e in Palazzo Corsini sono ospitate le Gallerie Nazionali d’Arte Antica.
Mecenati e scopritori di talenti, tuttavia i Barberini abusarono e sfregiarono molti antichi monumenti tant’è che è diventato celebre il detto “Quel che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini!
Altra cosa (carina) che mi è capitata in questo mio soggiorno romano: ho fatto un bell’incontro con l’attrice Patrizia Pellegrino; casualmente, al supermercato sotto casa, abbiamo cominciato a chiacchierare e alla fine eravamo “amiche”; tant’è che dopodomani, domenica 1° marzo, andrò con Chiara e Rita al Teatro Manzoni qui a Roma per vederla recitare – insieme a Blas Roca Rey e Bruno Maccallini, regia di Gianni Clementi – nella “pieces” BUONI da MORIRE.
Ed ora, posso mai tacere sul Festival di Sanremo che da martedì sta riempiendo le nostre serate? O almeno ci prova? La programmazione alternativa nazionale è così loffia su tutte le reti che si potrebbe ovviare solo con i canali a pagamento, ma io ho approfittato del fatto che Rita deve andare a letto presto quando c’è scuola il giorno dopo per fare lo stesso e così, visto che le giornate sono belle piene e arrivo stravolta a sera, sono andata a letto presto anch’io. Ma stasera è venerdì, domani la scuola non c’è e mi sa che un pochino di più la mia nipotina vorrà rimanere alzata e un po’ di festival mi toccherà. D’altronde ne sente parlare come di un evento attesissimo e irrinunciabile, come può a 8 anni non essere vittima delle “credenze popolari”? Potrei certo imporle di non vederlo, ma già sono una nonna non troppo amata in quanto portatrice di regole e non ho voglia di combattere questa battaglia. Lancio messaggi, le dico come la penso e spero che il seme gettato dia buoni frutti nell’autonomia di giudizio di Rita, futura donna adulta e consapevole.
Per fortuna, se proprio dovrò vedere un po’ di Festival, almeno questa è la serata delle “cover”; perciò sulla qualità delle canzoni (successi del passato recente e remoto) non ci sono (o quasi) dubbi. Resta lo squarciagola della Pausini che, essendo abituata ai concerti negli stadi, si comporta come se invece che al Teatro Ariston di Sanremo fossimo a San Siro e il fatto che tutti gli ospiti devono sottolineare che lo “chere” (indice di gradimento, mi piace di più) della manifestazione è in aumento e quanto è bravo Carlo Conti, maestro di vita e di lavoro di Giancarlo Siani: oh! l’ha detto Siani stesso intervistato a Primafestival; hai detto niente: un nome, una garanzia!
Chiuso, domani finisce anche se ne sentiremo parlare ancora molto a lungo nei giorni a venire. D’altronde un investimento economico così grande deve rendere il più possibile, questo lo capisco; quello che non capisco è il perché di un investimento così grande.
Voltiamo pagina, come dicono al TG quando passano dai teatri di guerra al ritorno sulle scene di PincoPallino.
Farò un bel viaggio; andrò a Cipro a fine ottobre. Viaggio organizzato dall’UTE tramite l’ottima Agenzia SunSeeker già sperimentata – dall’UTE da un sacco di anni, da me con il viaggio nelle Repubbliche Baltiche. 8 giorni in giro per quell’isola ma con base a Limassol; ogni giorno un tour diverso attraverso le bellezze naturali e storiche ma con partenza dallo stesso albergo per tutta la durata del viaggio. E questa cosa, oltre alla méta in sé che mi ha sempre attirato come tutta l’arte e cultura ellenica e dintorni, è stata una grande lusinga: ho infatti avuto modo di sperimentare in passato che cambiare albergo ogni sera è fisicamente molto pesante. Almeno per me adesso; certo vent’anni fa non lo era.
Ovviamente al ritorno “reportage”.
Intanto vi confesso che quello sul Forte di Bard è ancora in preparazione; non ho avuto tempo e testa per dedicarmici, ma lo farò. Quello su Roma…mah. Vedremo. Notizie e foto a gogò, ma se non c’è in testa l’entusiasmo per il luogo è davvero difficile scriverne.
Vado a fare la Signorina Rottenmeier con mia nipote che deve studiare storia e ho già capito dalla sua espressione che piuttosto si farebbe tagliare un dito!
Chiudo con la definizione che si dà per descrivere questo personaggio di fantasia (la Signorina Rottenmeier, intendo): ”governante che usa regole rigide nell’educazione dei bambini, che cerca di applicare le buone maniere, che ha un aspetto altero e che è acida come un limone immaturo”.
Spero non mi calzi proprio a pennello!
