D.I.U.: Lettera Morta?

 

 Che si tratti di Ucraina, Sud Sudan o Gaza, le organizzazioni umanitarie chiedono il rispetto del diritto internazionale umanitario (DIU). Tuttavia, “tutto il personale umanitario sa, grazie al suo lavoro quotidiano, che il DIU non è rispettato”, ha recentemente affermato l’Alto commissario dell’ONU per i rifugiati, Filippo Grandi, davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. E non lo ribadiscono quotidianamente solo le Organizzazioni che operano sui vari territori teatri di guerra, ma ognuno di noi lo constata ogni giorno, ad ogni notizia che ci viene data sui vari conflitti. Le regole di base della guerra non sono rispettate, sempre più persone civili sono uccise, la violenza sessuale diventa un’arma, le infrastrutture civili vengono distrutte e anche il personale umanitario diventa un bersaglio.

“Lo scopo del DIU è proteggere le persone colpite da un conflitto armato”, spiega Anne Quintin, responsabile del Servizio di consulenza legale DIU per il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), con sede a Ginevra.

Il DIU si basa sulle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949, che (quasi) tutti gli Stati hanno ratificato e che dunque dovrebbero rispettare.

Ricordiamo brevemente a cosa sono destinate le quattro Convenzioni (Ginevra 12/08/1949)

  • a migliorare la sorte dei feriti e dei malati delle forze armate in campagna
  • a migliorare la sorte dei feriti, dei malati e dei naufraghi delle forze armate di mare
  • al trattamento dei prigionieri di guerra
  • alla protezione delle persone civili in tempo di guerra

 Cui fecero seguito i due protocolli aggiuntivi:

  • il 1° relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali.
  • Il 2° relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati non internazionali

 Il CICR ha invece il mandato di assicurare la corretta applicazione delle leggi di guerra internazionali e lavora con gli Stati per assicurare che comprendano i propri obblighi.

Il diritto umanitario (DIU) sembra non funzionare perché, nonostante sia ratificato da quasi tutti gli Stati, incontra enormi ostacoli nell’applicazione pratica a causa di interessi politici e militari, mancanza di volontà politica per far rispettare le sanzioni, uso di armi che rendono difficile distinguere obiettivi civili e militari, e una sempre maggiore aggressività che porta a violazioni sistematiche come attacchi a civili, ospedali e personale umanitario, trasformando la protezione dei diritti in una sfida continua, come, abbiamo detto,  si vede soprattutto in Gaza e Ucraina (sono i due teatri di guerra o tregua – vera o ? – di cui i “media” parlano di più, ma avviene sistematicamente in tante altre parti del mondo). 

In sintesi, il Diritto Internazionale Umanitario (DIU) è un corpus di regole vitali ma la sua efficacia è compromessa da una combinazione di interessi geopolitici, mancanza di applicazione e tattiche di guerra che aggirano i suoi principi fondamentali, nonostante gli sforzi del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e altre organizzazioni. 

Il diritto umanitario “funziona” ogni volta che le parti in guerra si astengono dal colpire i civili o permettono il passaggio degli aiuti, ma la sua piena efficacia è ostacolata dalla realtà politica e dalla mancanza di un’adesione universale e incondizionata ai suoi principi durante le ostilità. 

Diritto di guerra: cos’è e da dove viene

Non tutte le guerre sono legittime e durante un conflitto non si può fare tutto: questa è la prima cosa che prevedono il diritto umanitario internazionale, la teoria filosofica della guerra giusta e la regolamentazione giuridica affermatasi con la Carta delle Nazioni Unite e nelle Convenzioni di Ginevra

  • Non tutte le guerre sono legittime. L’Onu ha condannato l’occupazione dell’Ucrainacome un illecito atto di aggressione da parte della Russia, per esempio.
  • In guerra, non tutto è concesso. Per esempio: gli stupri e le impiccagioni subiti dai civili ucraini da parte di militari russi, la distruzione dell’asilo a Kharkiv, il bombardamento dell’ospedale pediatrico e del teatro a Mariupol, i civili uccisi nei corridoi umanitari e la minaccia dell’utilizzo di armi chimiche nel conflitto sono esempi di violazioni delle norme del diritto umanitariointernazionale che stanno avvenendo in Ucraina durante il conflitto.

Se non tutte le guerre sono giustificate e se in guerra non tutti i comportamenti sono legali, quali sono le cause per cui, e i modi in cui, una guerra può essere combattuta in modo legittimo? Per capire, bisogna fare una distinzione fra gli strumenti giuridici che regolano l’uso della forza nell’arena internazionale.

Diritto di guerra: jus ad bellum e jus in bello

  • Le leggi che regolano lo jus ad bellum, ovvero i motivi per cui uno stato può ricorrere in modo legittimo alla forza nei confronti di un altro stato, sono codificate nella Carta delle Nazioni Unite(1945).
  • Dall’altro lato, le leggi che regolano lo jus in bello, ovvero le regole di condotta che disciplinano i modi in cui una guerra può essere condotta in modo legale, costituiscono le norme del diritto internazionale umanitario, codificate nelle quattro Convenzioni di Ginevra.

I principi che sottostanno alla formulazione di queste leggi, tuttavia, non sono stati concepiti dal nulla e per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale. Al contrario, si inseriscono in una tradizione molto radicata nella cultura occidentale: la teoria filosofica della guerra giusta.

Il diritto internazionale umanitario dovrebbe proteggere le persone in tempo di guerra. Come emerge chiaramente dalle notizie sui giornali, è spesso ignorato. E ad aggravare questa constatazione va detto che i media ne parlano meno, però, quando le parti in conflitto lo rispettano; perché? Per timori reputazionali, economici o giuridici.

Per essere davvero efficace il DIU deve (dovrebbe) essere integrato nella legislazione e nell’addestramento militare.

Inoltre una delle norme più importanti recita che le parti in conflitto devono (dovrebbero) proteggere la popolazione civile e attaccare solo obiettivi militari. E ancora: le operazioni militari devono (dovrebbero) restare “proporzionate”. Per questo i bombardamenti in aree urbane densamente popolate (Gaza e Ucraina) hanno spinto parte la comunità internazionale a denunciare violazioni del DIU.  

Meccanismo di protezione

Un’altra regola fondamentale è che gli ospedali devono (dovrebbero) essere protetti, dice Quintin. Se un ospedale è utilizzato da combattenti, la prima domanda che la parte avversaria deve porsi è se la struttura di cura in questione abbia perso il suo statuto protetto e sia diventata un bersaglio militare. In questo ultimo caso, il nemico deve essere avvertito e gli va chiesto di smettere di utilizzare l’ospedale per scopi militari. Va (andrebbe) inoltre fornita una scadenza temporale ragionevole per farlo.

Deve (dovrebbe) essere esaminato anche l’impatto di un’operazione militare. Quale effetto potrebbe avere sulla popolazione civile? Quali potrebbero essere le conseguenze sul medio termine per le cure negli ospedali se, per esempio, saranno distrutti generatori di elettricità? Devono essere prese misure di protezione per minimizzare l’impatto. E la popolazione deve (dovrebbe) essere avvertita di un attacco.

 

Molti pensano – giustamente da quel che ci dicono – che le misure di protezione e la proporzionalità siano state entrambe violate soprattutto a Gaza. La fame è utilizzata come arma e con oltre 38’000 persone uccise finora, la proporzionalità non è rispettata. Lockyear, Segretario Generale di Medici Senza Frontiere, afferma anche che in molti casi Israele non avvisa la popolazione in modo adeguato prima degli attacchi e che gli ordini di partire da una determinata zona sono trasmessi con troppo poco preavviso per poter evacuare gli ospedali.

Citiamo qualche esempio invece positivo, considerando che stati terzi (non coinvolti nelle controversie belliche) possono anche essere considerati responsabili qualora la giustizia arrivi alla conclusione che c’è il rischio che armi esportate siano usate per commettere crimini di guerra.

  1. Recentemente nei Paesi Bassi, ad esempio, il Tribunale d’appello dell’Aja ha ordinato al Governo olandese di bloccare la consegna di componenti per jet da combattimento F-35 verso Israele. La ragione: il timore che le componenti siano utilizzate per violare il DIU.
  2. In maggio, la Spagna, anch’essa firmataria del Trattato sul commercio di armi, ha cercato di bloccare la consegna di armi a Israele impedendo a una nave che trasportava materiale bellico in provenienza dall’India di attraccare in un porto spagnolo. Il ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares aveva allora dichiarato che il Medio Oriente non ha bisogno di più armi, ma di più pace.
  3. Il fondo pensionistico norvegese KLP, che gestisce patrimoni per 90 miliardi di dollari, ha detto alla fine di giugno che non intende più investire nell’azienda statunitense Caterpillar: c’è il rischio che apparecchiature della compagnia finite nella Striscia di Gaza possano contribuire a violazioni dei diritti umani e del DIU, ha affermato KLP. Caterpillar per molto tempo ha rifornito Israele con bulldozer che Tel Aviv ha poi usato in Cisgiordania per demolire case palestinesi per far spazio alle colonie israeliane (in violazione al diritto internazionale), ha scritto KLP. L’esercito israeliano avrebbe inoltre usato macchine di Caterpillar in ambito bellico a Gaza.

 

Il Paradosso

  • Il DIU non mira a giustificare la guerra, ma a limitare le sofferenze in guerra (“il come” della guerra non può giustificare le atrocità), ma spesso viene ignorato.
  • Le violazioni, anche quelle commesse da attori non statali (come Hamas), non legittimano altrettante violazioni da parte degli Stati (come Israele), ma evidenziano la difficoltà di far valere la legge. 

Perché il DIU viene spesso violato?

  1. Interessi degli Stati e Mancanza di Volontà Politica: Il DIU dipende dalla volontà degli Stati di rispettarlo, ma spesso prevalgono obiettivi militari e politici, portando a violazioni impunite e a una debole applicazione da parte di organismi internazionali come l’ONU.
  2. Difficoltà di Applicazione: Le regole sono complesse e la loro applicazione richiede l’integrazione nel diritto nazionale e nell’addestramento militare, cosa che non sempre avviene.
  3. Attacchi Indiscriminati e Proporzionalità: L’uso di armi potenti (come le bombe a grappolo) in aree popolate rende difficile rispettare il principio di distinzione tra combattenti e civili, spesso causando danni sproporzionati.
  4. Protezione degli Obiettivi Civili: Strutture sanitarie e umanitarie sono bersaglio di attacchi, nonostante il loro status protetto, creando un “vuoto strutturale” che aumenta la sofferenza.
  5. Indebolimento dello Spazio Umanitario: La restrizione o l’espulsione di organizzazioni umanitarie impedisce la risposta ai bisogni di base, normalizzando la sofferenza. 

Il diritto internazionale umanitario (DIU) non “funziona” pienamente, nel senso che le sue norme vengono sistematicamente violate nei conflitti moderni. Il problema non risiede nell’esistenza (o meno) o nella validità (o meno) delle norme stesse, ma nella loro mancata applicazione e nell’assenza di efficaci meccanismi di enforcement (esecuzione).

Le ragioni principali della sua inefficacia pratica includono:

  • Violazioni sistematiche: Le parti in conflitto spesso disattendono deliberatamente le regole per ottenere vantaggi militari, prendendo di mira i civili o impedendo l’accesso agli aiuti umanitari.
  • Mancanza di volontà politica: L’applicazione del DIU dipende in gran parte dalla volontà politica degli Stati. Le grandi potenze o i membri influenti della comunità internazionale a volte non riescono a trovare un accordo su come affrontare le violazioni, spesso a causa di veti incrociati o di interessi geopolitici divergenti in seno a organismi come il Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
  • Difficoltà di enforcement: Non esiste un’unica “polizia” internazionale che possa far rispettare il DIU. I meccanismi sanzionatori funzionano bene solo contro Stati più piccoli e meno influenti, mentre sono difficili da applicare nei confronti di potenze.
  • Complessità dei conflitti moderni: I conflitti attuali, spesso asimmetrici e non internazionali, con la presenza di attori non statali (come gruppi armati o organizzazioni terroristiche), rendono più complessa l’identificazione delle responsabilità e l’applicazione uniforme del diritto.
  • Deficit culturale e l’idea dello stato di natura: Sussiste ancora un deficit culturale, ovvero l’idea che, in tempo di guerra, gli Stati si trovino in una condizione eccezionale in cui il diritto può essere sospeso o ignorato.
  • Problemi di responsabilità individuale: Sebbene esistano corti penali internazionali (come la Corte Penale Internazionale) per perseguire i crimini di guerra individuali, la raccolta di prove e l’effettiva cattura e condanna dei responsabili rimangono sfide significative. 

 Questione di percezione

 

C’è quindi meno rispetto del DIU oggi che nel passato? È impossibile rispondere, dice Quintin – non ci sono studi scientifici sul tema, ed io condivido questa affermazione.

Sicuramente le violazioni esistono e, dati gli aspetti umani che toccano, sono gravissime, ma è anche tanto una questione di percezione. I media spesso parlano delle violazioni, ma quasi mai di quando il DIU è rispettato. La possibilità di seguire gli eventi sui social network praticamente in tempo reale dà l’impressione che molte più violazioni siano commesse rispetto al passato.

Tuttavia, in molti casi le regole umanitarie sono rispettate quotidianamente.

Ogni volta che una parte in guerra si astiene dal compiere un’azione militare perché colpirebbe troppi civili, ogni volta che il CICR ha il permesso di visitare le persone imprigionate, di parlare con le parti in conflitto, di fornire aiuti umanitari, il DIU è rispettato.

In conclusione, nonostante i quotidiani pubblichino grandi titoli di giornale sulle violazioni e sulle atrocità, le regole del diritto internazionale e delle Convenzioni di Ginevra sono, nei fatti, rispettate in sordina. Ogni tanto, se non spesso, permettono di evitare che le parti in conflitto e i loro alleati commettano o favoreggino dei crimini di guerra anche peggiori di quel che si vede.

 

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