Reggio Calabria
Ho fatto un viaggetto a Reggio Calabria dal 13 al 16 di questo dicembre 2025 con l’occasione di rivedere mio figlio e la sua famiglia considerato che non sarebbero venuti loro per Natale e così ho avuto la sorpresa – bella e inaspettata – di scoprire questa città, tant’è che voglio fare su di essa un piccolo reportage.
Volo Ryanair direttamente su Reggio. Quanto ad aeroporti calabresi ero ferma a Lamezia Terme dove ero atterrata anni fa per una vacanza a Pizzo Calabro, mia prima e, fino al 13 dicembre corrente anno, unica visita alla Calabria: allora l’aeroporto di Reggio, che pure – mi hanno detto – esisteva già, non era scalo di alcuna compagnia ed utilizzato solo come piccolo aeroporto da diporto.
Sul volo ero seduta accanto ad un passeggero – calabrese in rientro a casa per le Feste – con il quale faccio un po’ di chiacchiera; salta fuori che quando lavoravo ero direttore amministrativo di una scuola e lui, giovane e ovviamente tutt’ora in attività, è assistente amministrativo presso una scuola nel varesotto, non lontana da casa mia. Tanto basta per rendere il mio compagno di viaggio ancora più affabile e cortese, così mi fa da guida – in fase di atterraggio – per indicarmi le varie località della costa e per farmi notare la limpidezza del mare sotto di noi: pare di essere in procinto di atterrare ai Caraibi!
Che poi cito i Caraibi solo perché, essendo luogo comune che le loro acque siano di un certo tipo, son diventati sinonimo di acqua pulitissima e dalle mille sfumature di azzurro. Ma in Italia non siamo secondi a nessuno quanto a bel mare e, vi garantisco, che il mare di Reggio Calabria ne è un esempio parlante.
Il tempo è bello e caldo; atterro alle ore 14 ed uscendo dall’aerostazione sento un tepore che non mi sarei aspettata, primaverile direi. Accoglienza metereologica ottima, non è cosa da poco. Il cappotto basta e avanza; in effetti lo indosso solo per non portarlo sul braccio, ma dà quasi fastidio. Mi avvisano però che ci vuole per la mattina e la sera. Ok.
Nel tragitto tra l’aeroporto e l’albergo, dove è prenotata una camera per me, ho già modo di ammirare alcuni scorci della città che mi fanno presagire che di cose belle avrò modo, in questi pochi giorni di permanenza, di riempirmi gli occhi. L’albergo è in centro e in due passi – letteralmente due! – sono nel corso principale – Corso Garibaldi – elegantemente addobbato per l’ormai imminente Natale.
Mi sistemo velocemente e sono pronta per cominciare un primo tour della città con mio figlio e mia nuora cominciando con questa passeggiata che ci terrà occupati per il resto del pomeriggio quasi fino all’ora di cena. Esco dall’hotel – il Medinblu – ospitato in un antico palazzo completamente ristrutturato ma dove sono state lasciate in bella vista le famose “cementine” originali (Foto 1 – pannello esplicativo dei vari decori e foto 2) per una passeggiata che si rivelerà molto interessante perché su questo Corso non si affacciano solo i bei negozi dei “brand” più o meno famosi – che pure non dispiacciono, un’occhio si butta sempre! – come in tutte le città, ma qui si possono soprattutto ammirare palazzi storici, chiese, piazze e piazzette. (Foto 3, 4, 5)
Tanto per citarne alcuni: Palazzo Corigliano, in stile liberty; Palazzo Trapani Lombardo; la Chiesa di San Giorgio al Corso che, oltre a un affaccio sul Corso costeggia Via della Giudecca, via che identifica l’antico quartiere ebraico compreso tra Via Biagio Camagna, il Corso Garibaldi appunto e via Fata Morgana; un antico Palazzo in puro stile veneziano; il Palazzo della Banca d’Italia; Piazza Vittorio Emanuele II – più nota come Piazza Italia – sulla quale affacciano diversi edifici storici tra cui Palazzo S.Giorgio – sede del Municipio cittadino – e sotto la quale si possono ammirare anche gli scavi archeologici venuti alla luce nel 2000 durante i lavori di riqualificazione della Piazza stessa e nei quali scavi si possono vedere chiaramente le stratificazioni delle precedenti epoche greca e romana. E poi…la Chiesa di San Giuseppe, Palazzo Nesci – l’unico edificio del Corso che ha resistito al sisma del 1908 -, Piazza Duomo con l’imponente Cattedrale (esattamente: Basilica Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta, distrutta anch’essa dal terremoto del 1908 e ricostruita tra il 1917 e il 1928). Su questa importante chiesa vale la pensa di soffermarsi un attimo. Le origini risalgono al 2° millennio quando l’invasione normanna dell’Italia meridionale causò un progressivo processo di abbandono del culto greco-bizantino. Subì vicende nefaste nel corso dei secoli come due saccheggi e incendi da parte dei turchi nel XVI secolo; dopo vari rimaneggiamenti nel 1741 venne fatta riedificare in un nuovo tempio di stile tardo barocco ma nel 1783 venne di nuovo pesantemente danneggiata dal sisma di quell’anno. Gli interventi di restauro post terremoto vennero cancellati da quello ancor più disastroso del 1908 in seguito al quale si decise di ricostruire integralmente l’edificio religioso adeguandosi al piano generale di ricostruzione della città redatto dall’Ing. De Nava e nel 1917 venne dato inizio al progetto di riedificazione – di cui venne incaricato il padre carmelitano Carmelo Umberto Angiolini e che lo definì di stile neo-romanico – prevedendo l’uso di nuovi materiali e accorgimenti antisismici.
Insomma a volersi soffermare su ogni singolo edificio, statua, piazza ecc… a percorrere Corso Garibaldi ci vorrebbe una settimana.
Però mi sono informata e un pochino di storia ve la voglio raccontare.
La via ha origine dopo il sisma del 1783 quando il Governo borbonico attuò un generale piano di ricostruzione basato sui modelli illuministici, il che impose per la ricostruzione della città un sistema di strade a scacchiera cancellando così l’antica struttura urbana medioevale. Dalla demolizione dell’antica cinta muraria si creò l’asse viario del corso Garibaldi, chiamato allora corso Borbonico, lastricato con la pietra bianca di Macellari e costeggiato dalla perfezione architettonica dei palazzi signorili e dalle ampie piazze. Nell’agosto del 1861, dopo la conquista garibaldina della città, il corso venne rinominato “Corso Garibaldi”.
Dopo l’unità d’Italia la città fu dotata di importanti edifici pubblici e culturali che trovarono la loro naturale collocazione sul corso. La strada assunse sempre di più il ruolo di cuore pulsante della vita economica, culturale e politica della città. Il 28 dicembre 1908 il catastrofico terremoto della storia recente della città cancellò definitivamente le preesistenze monumentali che ne costituivano la memoria ed annullò, in gran parte, il patrimonio abitativo. L’attuale impianto urbanistico e architettonico della via nasce dal conseguente piano regolatore, redatto dall’ingegnere Pietro De Nava, che mantenne l’impianto urbanistico a scacchiera ma impose la costruzione di palazzi con elevazione non superiore ai due piani fuori terra e dotò la via di nuovi slarghi e piazze. A partire dal 1918, attraverso il corso si sviluppava il servizio della rete tranviaria della città che fu in esercizio fino al 1937, quando fu dismessa. Attualmente la via conserva ancora la sua sistemazione originaria e, oggi come un tempo, i piani terreni degli edifici sono stati adibiti ad eleganti negozi e rinomati bar e ritrovi, che da sempre hanno contraddistinto questa strada.
Infine, non si può percorrere il Corso Garibaldi senza soffermarsi ad ammirare la bella facciata neo classica del Teatro Comunale intitolato ad uno dei più famosi figli di questa terra, il musicista calabrese Francesco Cilea (Palmi 1866 – Varazze 1950); la sua costruzione risale al 1931. E’ situato davanti al Municipio e con la sua capienza di 1.500 posti, è il più grande della regione.
Si è fatta ora di cena e, dopo un salto in albergo per una necessaria rinfrescatina, andiamo a tavola.
Cucina calabrese = parola magica! In soli 4 giorni di permanenza non l’ho potuta assaporare tutta anche perché è ricchissima e ci vuole una vita – non una vacanza – per gustarla fino in fondo! Elencherò alcuni piatti tipici e mi soffermerò su alcune specialità a base di bergamotto, il tipico agrume calabrese che credo cresca solo qui per il particolarissimo microclima di questa regione che garantisce luce e sole durante tutto il periodo della coltivazione; un DOP a tutti gli effetti!
Torniamo alla cucina: un tripudio di sapori forti e mediterranei dominati da ‘Nduja e peperoncino, ma anche ricchi di salumi (Capocollo, Soppressata), formaggi (Caciocavallo Silano, Pecorino del Monte Poro), paste fatte in casa (Fileia, Stroncatura) e secondi forti (Morzello – panino ripieno di frattaglie e sugo piccante – o i Vrasciuli – involtini di carne ripieni di formaggio, pane e spezie, cotti al sugo o fritti -) ecc….e su tutto un olio EVO fantastico: riesco a gustarlo persino io che non sono una intenditrice di olio e amo gli oli, per così dire, blandi.
Arriviamo al bergamotto che la fa da padrone nei dolci; si usa principalmente trasformato in marmellate, succhi, canditi, sciroppi, gelatine perché non è apprezzato mangiato fresco in quanto ha un sapore aspro/amaro; ma vi garantisco che aromatizza i dolci come nient’altro! E aromatizza anche tè e tisane: non tutti sanno che nel celebre “Earl Grey tea” il bergamotto è uno degli aromatizzanti. Io ho gustato anche lo “spritz” al bergamotto, un delizioso quanto insolito aperitivo. Ah, dimenticavo, anche il liquore al bergamotto è ottimo!
Inoltre il bergamotto è stato per secoli (ma lo è ancora) una componente importante di tanti profumi, saponi e cosmetici; insomma un vero regalo della natura, così versatile e ricco di proprietà.
Viva il Bergamotto!
Chiusa la parentesi gastronomica, torniamo alla città.
In attesa che passino a prendermi esco per una passeggiata, dopo aver fatto colazione: ah, dimenticavo, in una sala al terzo e ultimo piano dell’albergo con un’ampia vetrata con affaccio sul mare! Sono le 9,30 e nella chiesa di San Giuseppe (Foto 18), vicinissima al mio hotel, sta per iniziare la Santa Messa. Non speravo in questa felice coincidenza e mi siedo. Il senso di accoglienza provato fin da subito in questi luoghi si manifesta ancor di più con la proposta della persona organizzatrice della celebrazione che mi chiede se voglio leggere una lettura; accetto con piacere. Dalle mie parti il “circolo Pickwick” (come chiamo io il gruppo dei lettori abituali) ti guarda storto se solo ti avvicini al leggio!!!
Per la domenica mattina abbiamo programmato la visita al Museo Archeologico dove, tra moltissimi affascinanti reperti (Foto 10 e 11), sono custoditi i famosi “BRONZI” (Bronzi di Riace ndr) (Foto 6, 7, 8 e 9). Che dire davanti a questi due giganti fusi nel bronzo con una maestria che li rende umani, che ti permette di vederne la fisicità come se fossero vivi e in procinto di scendere dai loro piedistalli? Il mare li ha custoditi per secoli e poi ce li ha restituiti in tutta la loro bellezza (il Bronzo A è perfettamente conservato; il Bronzo B un pochino meno, ma ugualmente meraviglioso).
Personalmente dal Museo non uscirei mai, tali e tante sono le cose da vedere, ma a tutto c’è un limite e le lasagne al sugo di pistacchio e le polpette al sugo di mia nuora Laura (calabrese doc e bravissima in cucina) ci aspettano.
Dopo il pranzo (della domenica, lo dico per rendere bene l’idea!) gustato a lungo in tutta tranquillità, una tranquillità che dalle mie parti – o perlomeno a me – è pressochè sconosciuta (mangio per nutrirmi, difficilmente per gustare il cibo e godere la tavola) decidiamo di fare una bella passeggiata in un altro luogo iconico di Reggio Calabria: il suo lungomare.
Lungomare Falcomatà (Foto 20) conosciuto anche come “il più bel chilometro d’Italia”, contraddistinto da due magnolie secolari all’inizio sud del percorso (Foto 19) punteggiato da altissime palme, da sculture d’arte contemporanea (le imponenti figure di Rabarama), da monumenti commemorativi e resti archeologici di epoca greco-romana, fiancheggiato da palazzi in stile liberty come Palazzo Zani, Palazzo Spinelli e Villa Genoese Zerbi. E poi l’Installazione permanente di Edoardo Tresoldi, chiamata Opera, una struttura composta da un colonnato che conta 46 colonne e si estende su una superficie di 2500 metri quadrati, dove le colonne – interamente composte di rete metallica – sono disposte in modo da creare tra di loro un’armonia opposta alla disarmonia della loro collocazione rispetto al percorso indicato dal parco (Foto 21).
Ci ritiriamo quando fa buio con gli occhi pieni di meraviglie e, personalmente, bisognosa di un po’ di riposo; una bella fetta di panettone artigianale e un brindisi saranno sufficienti per cena. Dopo di che una bella dormita rigenerante perché il giorno seguente, lunedì, avrà un intenso programma: Scilla (Foto 13, 14) e Chianalea.
Ricordate la leggenda di Scilla e Cariddi? I due mostri terrificanti della mitologia greca che dimoravano nello Stretto di Messina. Scilla la bellissima ninfa innamoratasi del dio marino Glauco – mezzo uomo e mezzo pesce – trasformata per gelosia da Circe in un mostro con sei teste che afferrava i marinai; Cariddi la creatura che inghiottiva e risputava l’acqua marina, creando vortici letali. Il loro mito, narrato nell’Odissea, riflette i pericoli reali dei fenomeni naturali dello Stretto e simboleggia il dilemma di scegliere il male minore: essere tra Scilla e Cariddi, appunto.
Sarà che io ho sempre amato la mitologia, sarà che il clima è primaverile, il cielo azzurro e l’acqua limpidissima, sarà che è mattina e il luogo è tranquillo, sarà quel che sarà…sta di fatto che affacciarmi alle pendici del Castello Ruffo, situato a picco sul promontorio (Foto 12) che divide Scilla da Chianalea è come una magia! Pare di udire il lamento di Scilla e di vedere, in tempi più recenti, il traffico delle feluche che salpavano il Mare Nostrum con i loro carichi di stoffe preziose e di spezie nei traffici con la Serenissima, il via vai dei marinai in quello che è tutt’ora considerato uno dei borghi più belli d’Italia. Chianalea (o Piana delle Galee, dal nome di un’antica imbarcazione), località nel territorio comunale di Scilla, in realtà è una lunga via, continuamente interrotta ai lati da stretti e caratteristici vicoli che aprono squarci di impareggiabile impatto paesaggistico tra le abitazioni, alcune delle quali risalenti anche al 1600, addossate le une alle altre, e percorrerla è un’emozione unica che il viaggiatore, spintosi fin qui, non deve assolutamente farsi mancare! Le foto 15, 16, 17 spiegano meglio di mille parole il perché del soprannome dato a questa località: “La Venezia del Sud”.
Molti caratteristici locali punteggiano questo meraviglioso angolo di Calabria, con ingresso sulla Via Chianalea e terrazze affacciate sul mare; ora è bassa stagione e molti sono chiusi, ma non faccio fatica a immaginare l’andirivieni di migliaia di turisti che ogni estate movimentano questo piccolo borgo marinaro!
Con il ricordo indelebile di queste due perle della Costa Viola (l’area geografica costiera della città metropolitana di Reggio Calabria immediatamente a nord del capoluogo che si affaccia sul mar Tirreno e sullo Stretto di Messina, cosiddetta dalla descrizione che ne fece il filosofo greco Platone: ”Ogni cosa si tinge con le diverse tonalità del colore viola, dando vita ogni sera, con i suoi spettacolari riflessi, a una visione sempre nuova”) torniamo a Reggio.
Il martedì mattina (nel pomeriggio ho il volo di rientro, sob sob) è dedicato allo shopping, rigorosamente in Corso Garibaldi e rigorosamente mirato alle specialità gastronomiche di questa terra, in piccole quantità purtroppo, dato il peso massimo di 10 chilogrammi previsto dalla tipologia del mio biglietto aereo. Ma tant’è: PIZZIMENTI, il fantastico store di specialità calabresi spedisce dappertutto! Qui acquisto anche la bella maschera apotropaica Eolo del Maestro Enzo Ferraro (Foto 22) che appenderò nel portico di casa mia e che, come nella più pura tradizione calabrese, penserà a scacciare influssi negativi e spiriti maligni!
