Palazzo Citterio
Il palazzo – conosciuto anche come Palazzo Fürstenberg in quanto subito dopo i primi proprietari fu acquistato appunto dai Fürstenberg – venne costruito nel secolo XVIII per la famiglia Citterio, originaria dell’alessandrino ma trasferitasi da tempo a Milano. Successivamente acquistato dai banchieri Rosenberg Colorni venne acquisito, nel 1972, dallo Stato Italiano e doveva diventare il fulcro della “Grande Brera”, un progetto per allora visionario, concepito da Franco Russoli, in quegli anni direttore della Pinacoteca di Brera.
Grazie alla continuità spaziale fra il palazzo di Brera e quello Citterio attraverso il giardino di quest’ultimo e l’orto botanico, si presentava come il candidato ideale per risolvere i problemi di spazio della Pinacoteca di Brera e dei suoi uffici.
Tra l’altro nelle sale di palazzo Citterio era esposta – prima della complessa e lunga ristrutturazione, perciò in spazi costretti – la famosa collezione di Emilio Jesi.
I lavori sono durati molto e piagati da vari problemi. Complicazioni come la bonifica dell’amianto e l’occupazione nel maggio del 2012 – dopo un’apertura provvisoria per una mostra di Paul McCarthy – da parte del Centro Sociale MACAO, sfrattato solo in seguito all’intervento massiccio di polizia, carabinieri e anche dell’Esercito, hanno costretto il progetto di riqualificazione a molte battute d’arresto.
Nel 1975 vi fu l’avvio dei primi interventi strutturali come il restauro delle facciate e delle coperture.
Tra il 1980 e il 1986 l’Associazione “amici di Brera” affidò all’architetto James Stirling la progettazione di nuovi spazi espositivi per la ridefinizione del Palazzo come spazio museale.
Negli anni 2012/2018 un corposo finanziamento da 23 milioni di euro permise la realizzazione di importanti interventi.
Con Angelo Crespi, praticamente 20 anni dopo l’avvio del progetto, si vide il termine della ristrutturazione con gli ultimi lavori per l’aria condizionata, il rafforzamento della struttura e degli allestimenti nuovi imbastiti tra giugno e ottobre.
Il Direttore Generale, Angelo Crespi, dopo il suo insediamento il 15 gennaio 2024, ha avviato un nuovo progetto con importanti opere di consolidamento strutturale di una parte dell’edificio, di perfezionamento degli impianti HVAC museali, e la realizzazione degli allestimenti in continuità con i restauri della Sovrintendenza. I lavori, iniziati a giugno, sono stati portati a termine il 31 ottobre. Durante questa fase ha collaborato l’architetto Mario Cucinella, mentre gli storici dell’arte e i curatori, per la prima volta al mondo in un museo, hanno potuto usufruire di uno strumento tecnologico innovativo: la realtà aumentata del software NOOR, che ha permesso di pre visualizzare il posizionamento delle opere d’arte e consentire una valutazione in tempo reale degli spazi espositivi. Il risultato è l’apertura di un Palazzo che vuol essere fulcro della vita milanese, il punto di arrivo e di partenza per una Grande Brera che si proietta come un luogo portatore di valori a livello nazionale e internazionale.
Dal dicembre 2024 ha al suo interno tutti i quadri della collezione braidense dipinti dopo il 1861, con opere di artisti come Boccioni, Morandi e Picasso.
Inaugurato il 7 dicembre 2024 e visitabile dal giorno seguente: “Un atto che consente di pensare l’edificio di Brera come un unicum al mondo che corona il sogno di Franco Russoli di realizzare la Grande Brera”, così il direttore Angelo Crespi.
Più di cinquant’anni fa infatti i sovrintendenti Gian Alberto Dell’Acqua e Franco Russoli (che fu sovrintendente per vent’anni dal 1957 al 1977 – anno della sua scomparsa -), formularono l’idea di un luogo che consentisse al museo di crescere con l’arte del Novecento diventando non solo luogo di conservazione, ma centro di sperimentazione e ricerca. Dall’8 dicembre dello scorso anno il pubblico ha dunque potuto visitare uno spazio per decenni chiuso e oggi restituito alla città, un museo dove sono custodite, con un allestimento innovativo, le collezioni Jesi e Vitali, oltre 200 opere che comprendono capolavori dell’arte italiana e internazionale – Carrà, Morandi, Boccioni, Modigliani, Picasso, Braque — e che sarà sede, negli spazi completamente riallestiti, di importanti mostre di arte moderna e contemporanea.
Classico palazzo nobiliare del suo tempo, dà su via Brera e sul davanti vi sono dei balconi eleganti di ferro con degli arabeschi. Si entra dal piano terra, dove si trova la biglietteria, e nel vecchio cortile si trova un tempietto di legno, ispirato allo Sposalizio della Vergine di Raffaello che è stato donato dal Salone del Mobile.
All’ingresso, nella biglietteria, si trova un tavolo-scultura dalle linee curve, che è sede anche della libreria.
Dal punto di vista strutturale oggi è possibile accedere, tramite uno scalone monumentale – ad altri tre piani: il primo, quello nobile, ha una sala progettata da Isabella Marini – denominata Sala 40 – dove si trova il quadro “Fiumana” di Giuseppe Pellizza da Volpedo, studio del più noto “Il quarto stato”, oltre alle due collezioni permanenti, ossia quella Jesi, posta verso via Brera, e quella Vitali, posta verso il giardino confinante con l’Orto botanico.
Al piano interrato e al secondo piano si trovano le mostre temporanee.
Non anticipo altro in quanto più e meglio ci dirà la guida nel corso della visita che effettueremo il 20 e 21 di questo mese.
